Per Giorgio Morales – Consiglio Comunale del 30/XI/2020

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Valdo Spini

Per Giorgio Morales – Consiglio Comunale del 30/XI/2020

L’ex direttore del Messaggero, Vittorio Emiliani, pubblicò qualche anno fa un libro, Cinquantottini. L’Unione goliardica italiana e la nascita di una classe dirigente, rivendicandone l’importanza . Tra questi cinquantottini illustri collocò tra gli altri, Giorgio Morales.

Ed è così. La prima formazione politica di questo  studente del Cesare Alfieri, avvenne nelle organizzazioni studentesche universitarie, al contatto con personaggi come Marco Pannella e lo stesso Bettino Craxi.

Giorgio Morales era il più giovane del gruppo dei giovani di Unità Popolare, il movimento di Tristano Codignola e Piero Calamandrei destinato a traghettare nel Psi

la gran parte del Partito d’Azione Fiorentino. Il Psi, dopo i fatti di Ungheria del 1956,aveva iniziato con Nenni e Lombardi un percorso di autonomia socialista e nel Psi fiorentino gli esponenti di Unità Popolare assunsero ruoli di alta responsabilità. Una riprova della vitalità del filone rosselliano,  socialista -liberale del Partito d’Azione in particolare nella città di Firenze.

R cordo perché tutti hanno tributato a Giorgio Morales il riconoscimento di essere stato un grande amministratore nei ruoli sia istituzionali che amministrativi che si è trovato ad esercitare. Ma la formazione di personalità come Giorgio Morales è stata una formazione politica, avvenuta attraverso la selezione dei partiti. Una smentita, cioè di quella specie di condanna della milizia politica che avremmo dovuto conoscere con la fine della Prima Repubblica.

Negli anni sessanta gli uomini del movimento di Unità Popolare sono protagonisti nel Psi del primo centro-sinistra fiorentino, quello della giunta La Pira del 1961 con la partecipazione da parte socialista di Enzo Enriques Agnoletti ed Edoardo Detti e di Nicola Pistelli nella Dc . Morales, a ventotto anni diventa assessore alla pubblica istruzione alla Provincia di Firenze, prima con Mario Fabiani presidente poi con Elio Gabbuggiani. Ma si impegna molto a favore della giunta La Pira e della sua politica urbanistica. Ne fa fede un bell’articolo sul Ponte, di appassionato bilancio della politica di quella giunta.

Sconfitta quella politica di centro-sinistra sia nella Dc che nel Psi, anche il giovane Giorgio Morales ne subisce le conseguenze di emarginazione dalla direzione politica del Psi e dalle istituzioni, fino a che nel 1975 , con una battaglia elettorale della sinistra socialista, che conducemmo insieme – la prima di tante battaglie comuni- , venimmo eletti nel consiglio comunale e lui divenne  assessore al decentramento e al Piano Intercomunale nella giunta Gabbuggiani. Come assessore al decentramento condusse a buon fine l’istituzione dei consigli di quartiere elettivi (a quell’epoca addirittura 14) in un percorso partecipativo che mobilitò tante energie positive della città. Come assessore al Piano Intercomunale le sue intenzioni erano il rilancio di quella dimensione del Piano Detti del 1962.  Infatti, se guardiamo la vicenda in estrema sintesi, quel piano salvò il centro storico e salvò le colline della città ma non fu realizzato nella sua dimensione intercomunale (asse attrezzato e programmazione integrata della piana Firenze- Prato-Pistoia). Ma non disponendo della delega all’urbanistica e di fronte alle resistenze di campanile, questa parte della sua iniziativa non ebbe sbocco. Successivamente. Morales , sempre rieletto in consiglio comunale  Dal 1983  nelle giunte di Alessandro Bonsanti, Lando Conti e Bogianckino fu assessore alla cultura e  quando quest’ultimo nel 1989, dovette  lasciare l’attività istituzionale e politica  perché colpito da un infarto , il Psi lo designò alla carica di sindaco di quella giunta, una giunta di sinistra e laica .Mi chiese di succedergli in quei pochi mesi che mancavano alle elezioni , nell’incarico di assessore alla cultura per portare avanti l’impegno per le celebrazioni del V centenario  di Lorenzo il Magnifico. Nel 1990, nuove elezioni e Giorgio Morales viene rieletto sindaco socialista della città, ma con una diversa maggioranza , di pentapartito.

Ricordo che in quel periodo, quando divenni Ministro della repubblica, ci trovammo a collaborare in varie circostanze. Ne ricordo una, la principale, la più drammatica la bomba della mafia in via dei Georgofili, che fece vittime innocenti e inferse una ferita al patrimonio storico-artistico fiorentino nell’intento, così come altri attentati, di minare la credibilità e la tenuta del governo Ciampi. Giorgio Morales seppe reggere bene quella terribile prova. Ricorderò sempre quella riunione straordinaria del Comitato Provinciale per l’ordine pubblico e democratico, in prefettura, col Presidente del Consiglio Ciapi e col Sindaco Morales. Mi sia consentito di ricordare quel “Li prenderemo” che nello scetticismo generale pronunciò il Procuratore Piero Luigi Vigna. Esecutori e mandanti, almeno quelli immediati furono in effetti assicurati alla giustizia. Presi come mia parte di responsabilità quello della sorte degli artigiani e dei commercianti di via Lambertesca che rischiavano la chiusura . Il rischio che oggi corrono tanti loro colleghi a causa della pandemia e che dobbiamo assolutamente scongiurare. Si riuscì ad ottenere due ordinanze di protezione civile in loro soccorso. Ricordo la collaborazione per la realizzazione del piano parcheggi che riuscii a finanziare, anche in collaborazione con un giovane assessore che si chiamava Eugenio Giani. Proseguiva la nostra amicizia nella collaborazione. Quando nel marzo 1994 riuscii a convocare in Palazzo Pitti la prima riunione dei Ministri dell’Ambiente dei G7. Bene il Sindaco Morales fece stampare un manifesto di benvenuto per i partecipanti a questa riunione.

Commentando ieri la sua scomparsa ieri mi è venuto spontaneo di dire che Giorgio  era nato per fare l’amministratore: intelligente, preciso, scrupoloso ed onesto.

Inutile richiamare il clima di crisi della prima repubblica e del suo partito, il Psi che caratterizzò gli anni dal 1992 in poi. Ma se Giorgio Morales nonostante tutto quanto stava avvenendo ,  poté terminare il suo mandato nel 1995 fu proprio per queste sue caratteristiche di correttezza e di onestà e per questa sua disponibilità verso le cittadine e i cittadini di Firenze a trattare dei loro problemi senza alcun complesso di superiorità senza spocchia e senza spirito gerarchico, cittadino tra le cittadine e i cittadini.

Teneva tantissimo Giorgio Morales a questa funzione di Sindaco di Firenze non nel senso dell’ambizione ma della funzione, del rapporto con la città. E questo spiega in gran parte l’accettazione di una ricandidatura nel 1995, alla testa di una coalizione di centro-destra e civica, che non era coerente con il suo percorso politico e che stentava a riconoscersi in lui. L’esito infatti fu del tutto negativo, lo potrò fuori dalla vita politica in senso stretto. Personalmente avevo anche cercato di lavorare per uno sbocco diverso, più coerente con il suo percorso politico, ma la mia iniziativa non ebbe sbocco.

Giorgio Morales  continuò peraltro  a dare il suo servizio alla comunità fiorentina e toscana in altri ruoli amministrativi e di garanzia dei diritti dei cittadini.

Le nostre strade in quegli anni si divisero politicamente, ma rimase una stima ed un affetto che si fondava di motivi di lunga durata.

Non è questa l’occasione adatta per un’analisi dettagliata ed esauriente della sua azione di Sindaco di Firenze- che del resto il Sindaco Nardella ha compiuto da par suo. Si può dire in sintesi che il suo slogan era “Fare di Firenze una città moderna “, uno slogan tuttora attuale visto che taluni nodi importanti di quella politica, basta pensare all’aeroporto o allo stadio sono ancora da sciogliere.

Fare di una città della storia antica come Firenze una città moderna , proiettata nell’area metropolitana , capace di vivere in solidarietà con tutte le sue cittadine e i suoi cittadini, non è operazione né facile né semplice.

E tuttavia l’azione di Giorgio Morales Sindaco in anni di trasformazione profonda come i primi anni Novanta, valse a sensibilizzare in questa direzione e far compiere importanti passi in avanti.

Ecco perché credo che Firenze lo possa ricordare come uno dei suoi grandi Sindaci

Ed ecco perché stasera non facciamo soltanto una commemorazione ma credo che sia l’occasione per tutti noi di prendere un impegno, pur in una situazione di emergenza come quella che stiamo vivendo, anzi proprio a causa di questa, di portare avanti questo compito.

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