“Patrimonio culturale tra identità e globalizzazione”

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Convegno dell’Aici a Roma

Intervenendo venerdì 18 maggio a Roma (Sala Conferenze di Piazza Montecitorio) al Convegno dell’Associazione Istituzioni di Cultura Italiane (Aici) e della Fondazione Industria e cultura sul tema del “Patrimonio culturale tra identità e globalizzazione”, il presidente dell’Aici Valdo Spini ha ricordato che “se l’italiano è la diciannovesima lingua parlata nel mondo, esso peraltro è tra le prime cinque lingue studiate nel nostro pianeta.. Questo è un grande punto di forza non solo culturale ma anche sociale ed economico. Da tale punto di vista speriamo che sia finita l’era della contestazione della unità culturale e linguistica italiana e che sia cominciato un periodo di valorizzazione e impulso alla nostra lingua e alla nostra cultura. Tanto più è importante questo se si pensa che il processo di globalizzazione ha privilegiato le lingue e le culture forti sul piano mondiale come l’inglese e per certi aspetti lo spagnolo, nonché quelle “locali” ma parlate da un altissimo numero di persone come il cinese e l’indiano per non parlare naturalmente del russo, ed è in questo contesto che dobbiamo sviluppare la lingua e la cultura italiana.

Proprio in un periodo di crisi economica e finanziaria così grave, vorremo che l’accento fosse posto dal governo Monti con molta chiarezza sullo sfruttamento anche di questa grande potenzialità del nostro Paese. Il tema ha riverberi evidenti non solo sul turismo, ma anche sul commercio internazionale e sulle stesso manifatturiero. In tale contesto si pone anche la risposta che dobbiamo dare all’appello del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano perché si torni a elevare il livello culturale dello stesso scontro e della sessa dialettica politica. Anche qui va ricordato che la cultura politica italiana era abbastanza conosciuta nel ventesimo secolo, cioè il secolo delle ideologie, mentre ha difficoltà a riconvertirsi nel ventunesimo secolo che almeno per il momento è caratterizzato da una forte crisi che non è solo finanziaria ed economica ma è crisi dei fondamenti della stessa globalizzazione.

Per conseguire allora l’obiettivo di un rilancio della cultura dell’Italia di oggi e non soltanto di quella dell’Italia di ieri, abbiamo bisogno di un nuovo incontro fra la cultura stessa e i media non più caratterizzato dalla ricerca dell’effimero bensì dalla capacità di discutere e criticare i grandi fenomeni strutturali del nostro tempo. Questo è il tema che la cultura italiana deve sapere proporre”.

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