Intervento del Presidente Valdo Spini all’Assemblea nazionale AICI

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Relazione Introduttiva alla II Conferenza nazionale “Italia è cultura”

Conversano 8/10/2015

Perché a Conversano

Vorrei porgere un caldo saluto e un vivo ringraziamento a tutte e a tutti gli autorevoli intervenuti, a tutti coloro che, a cominciare dalla Regione Puglia e alla Fondazione Di Vagno, ci hanno dato il loro sostegno in questa impresa, ai relatori che ci daranno il loro contributo di idee e di progetti, alla segreteria generale dell’Aici e, se permettete, ai nostri soci, e in particolare a quelli che si sono sobbarcati l’onere logistico e anche finanziario della partecipazione. Tra i soci, ricordo in particolare la Fondazione Basso che, ospitandoci a Roma, ha portato sulle sue spalle l’onere della segreteria romana della conferenza.

Siamo qui a Conversano, siamo qui in Puglia, perché questa città, questa regione ospitano una Fondazione viva ed attiva, proiettata su contatti nazionali e internazionali.

Essa è intitolata a Giuseppe Di Vagno, una bella figura di deputato socialista, nato a Conversano, oggetto di un’aggressione di squadristi fascisti a Mola di Bari in seguito alla quale morì il 25 settembre 1921. E’ stato –doloroso primato- il primo parlamentare italiano ad essere ucciso dai fascisti e non a caso viene spesso definito “il Matteotti delle Puglie” per analogia con Giacomo Matteotti, rapito ed ucciso il 10 giugno 1924.

L’intenso programma della Di Vagno parla da solo. Sì al Sud si può fare cultura con successo e lo dimostrano le molte iniziative presenti in questo vasto campo. Tanto più quindi vogliamo proporci, da questa tribuna, l’impegno, per quanto è nelle nostre possibilità, ad operare per colmare un divario, veramente impressionante tra il numero degli istituti culturali e, tra questi, dei nostri associati, nel Sud, rispetto a quelli del Centro-Nord, che sono assai più numerosi. Sì tratta di uno stato di cose inaccettabile e che va assolutamente superato.

Siamo particolarmente onorati per l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ci ha anche ricevuto al Quirinale poco dopo la sua elezione e per la presenza ai nostri lavori del Ministro on. Dario Franceschini, segno di una diponibilità alla collaborazione e al lavoro comune che apprezziamo molto.

 

Italia è Cultura

Abbiamo cominciato a Torino, nel settembre 2014 a chiamare la nostra Conferenza nazionale “Italia è cultura”. Ricordo che gli atti di Torino sono pubblicati e oggi qui disponibili e vogliono essere al tempo stesso un contributo non effimero al dibattito che svolgiamo su questi temi e una dimostrazione di serietà della nostra associazione.

Noi chiamiamo le nostre conferenze “ITALIA È CULTURA”, e non “Italia e Cultura” proprio perché vogliamo significare che la nostra unità nazionale, la nostra immagine nel mondo, è strettamente legata alla cultura, non ne può in alcun modo prescindere. Il concetto culturale di Italia ha preceduto di molti secoli l’unità politica della nostra nazione – ne parlammo diffusamente a Torino – e a questa idea, soprattutto nei momenti di crisi e di difficoltà, non manchiamo di richiamarci.

Tre sono le parole chiave di questo incontro: la prima è Mezzogiorno

Teniamo ad esprimere dalla Puglia la nostra solidarietà verso il Mezzogiorno, il cui divario complessivo col Nord è stato accentuato dalla crisi, come è stato documentato dalle cifre -drammatiche- del rapporto Svimez di questo anno 2015. Questo non è un convegno meridionalistico, è una conferenza nazionale, e proprio perché è tale, tutti insieme dobbiamo farci carico degli elementi di squilibrio che caratterizzano il nostro paese.

Vi è una cultura della legalità da affermare ed una cultura della illegalità e della criminalità organizzata da sconfiggere. Non solo nel Sud, ma in tutto il paese, purtroppo.

Ci sentiamo in sintonia con quanto ha affermato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nei giorni scorsi, nell’inaugurazione dell’anno scolastico a Ponticelli e al congresso della Dante Alighieri. La scuola è dignità come è dignità la cultura , in quanto sconfitta dell’illegalità. Parafrasando quanto egli affermava a proposito della lingua italiana, sostituendo alla parola “lingua” la parola “cultura”, vogliamo ribadire: “dovremmo essere più impegnati nel promuovere e assicurare la conoscenza della nostra cultura agli immigrati che si insediano nel nostro Paese, ma anche nei Paesi più vicini, in particolare nei Balcani e nella sponda Sud del Mediterraneo, dove la conoscenza della cultura italiana può diventare strumento di pace, amicizia e collaborazione”.

Sì perché cultura è conoscenza, confronto, ricerca, comprensione del nuovo e del diverso. Cultura è anche e soprattutto condivisione di conoscenze e di esperienze.

Dialogo. Non c’è altro spirito con cui potremmo affrontare l’imponente processo migratorio che pervade l’Europa e che proprio nel luglio scorso ha conosciuto una clamorosa impennata.

Per questo, da Conversano vogliamo parlare di Europa e di Mediterraneo, le altre due parole chiave del nostro incontro, da leggere insieme.  Sono i temi su cui abbiamo deciso di incentrare le nostre sessioni di lavoro. Credo che siano di per sé scelte significative. Cercheremo di dare un contributo al tema del rilancio innanzitutto culturale di un’Europa che oggi appare spesso in crisi, e contemporaneamente su quali ponti di comprensione e di convivenza si intende gettare tra l’Europa e il Mediterraneo.

 

Siamo in una società liquida?

Nella società in cui viviamo, caratterizzata da mutamenti profondi e in rapida sequenza, c’è un grande bisogno di conoscenza, di dibattito e di confronto. Proprio per il contesto in cui ci troviamo a muoverci.

Zygmunt Bauman ha parlato della società attuale, come di una “società liquida” nel senso che ha perduto i suoi punti fissi di aggregazione e in cui le relazioni tradizionali si scompongono e si ricompongono lasciando l’individuo disorientato e privo di riferimenti solidi.

Umberto Eco ne condivide le tesi e, declinandola per il caso italiano, denuncia lo stato di soggettivismo competitivo sfrenato in cui ci troviamo attualmente, con la mancanza dei riferimenti collettivi “solidi” di un tempo: Stato, partito, comunità, ideologie.

La conclusione di Umberto Eco è: “C’è un modo per sopravvivere alla liquidità? C’è, ed è rendersi appunto conto che si vive in una società liquida che richiede, per essere capita e forse superata, nuovi strumenti. Ma il guaio è che la politica e in gran parte l’intellighenzia non hanno ancora compreso la portata del fenomeno.»[1]

Certo, oggi vi è mancanza o povertà del confronto anche a causa dell’insofferenza generica per l’elaborazione e il dibattito.

Questo per il prevalere di una memoria e di un pensiero breve, il che porta alla semplificazione eccessiva dei problemi.

Bene il nostro compito di fondazioni e istituti culturali è proprio quello di attrezzarci con nuovi strumenti per far capire la portata di questo fenomeno e di costituire una rete di punti di riferimento in grado di ricostituire approcci e metodologie comuni e quindi “punti di solidità”.

Come? Intanto riprendendo a misurarsi sui principi e sui valori e intrecciando i legami di una cultura condivisa. È un contributo che possiamo dare alla vita, anche politica, del nostro paese e del nostro tempo.

Gli istituti e le fondazioni culturali italiane, associate nell’Aici, e le riviste culturali italiane intendono mobilitarsi in questo senso.

 

C’è un modo diverso di studiare

Se l’informatica ha cambiato il modo di produrre e di consumare, ha cambiato anche il modo di studiare e quello di diffusione della cultura e quindi anche l’ambiente in cui vivono e agiscono le nostre Fondazioni e i nostri Istituti.

Le nostre tradizionali attività sono costituite da convegni, seminari, dibattiti, costituzione e strutturazione di biblioteche e di archivi, i nostri “patrimoni di carta” come li ha definiti Elena Paciotti.

Le videoregistrazioni e gli streaming, le teleconferenze, lo stesso skype, hanno al tempo stesso modificato e concesso nuove potenzialità agli incontri delle persone fisiche, potremmo dire quelli comunitari. Da un lato possono diminuire gli accessi fisici, personali alle nostre iniziative, dall’altro possono incrementarne la conoscenza e la diffusione. I social networks sono poi nuove forme di comunicazione che si affiancano alle televisioni e alla carta stampata.

La digitalizzazione delle biblioteche e degli archivi consente e propone nuove modalità di accesso. L’interesse verso un determinato bene culturale appartenente a queste categorie si può verificare in termini di ingresso fisico nei nostri istituti ma oramai anche nelle consultazioni on line dei loro patrimoni.

La digitalizzazione del patrimonio archivistico e bibliografico è ormai un dato di fatto. Ne parleremo specificamente nel nostro convegno. Dobbiamo verificare in questo senso il nostro rapporto con l’Agenda Digitale italiana. Questo obbliga ed obbligherà sempre più i nostri istituti a diventare centri di servizi culturali capaci di attirare nei loro locali e nei lori siti web i giovani interessati a scambi di indicazioni e di esperienze oltre che per il loro possesso materiale dell’archivio di questo o quel personaggio.

Mettersi in rete per le nostre Fondazioni e i nostri istituti culturali non è quindi uno slogan, ma un’esigenza concreta e indifferibile.

Su questo terreno non dobbiamo assolutamente restare indietro, anche se non sempre è facile. Spesso si dimentica quanto le nostre fondazioni e i nostri istituti siano fondati sul volontariato, e come le nostre stesse riviste siano autentici nuclei di volontariato culturale. Anche questo tipo di volontariato va incoraggiato e incentivato non tanto dal punto di vista economico quanto dalla capacità di potersi esercitare in strutture adeguate e svilupparsi attraverso relazioni e reti di contatto e di conoscenze.

Chiediamo in questo senso un dialogo con il governo e con le regioni.

 

Le risorse

Dal punto di vista economico e finanziario le fondazioni e gli istituti di cultura sono veramente in difficoltà.

Al momento attuale, 8 ottobre 2015, in quest’anno 2015 non è ancora arrivato da Roma un euro agli istituti.

Le principali fonti di finanziamento pubblico centrale per gli Istituti e le fondazioni culturali sono il Ministero dei Beni Culturali, Mibact e il Ministero dell’Istruzione e dell’Università Miur.

La tabella dei contributi Mibact per il 2015-2017, è stata deliberata, ma non ha potuto essere liquidata. Si trova al MEF, ministero economia e finanze.

I contributi annuali ex articolo 8 sempre del Mibact atto si trovano al vaglio preventivo della corte dei conti.

I recentissimi “Finanziamenti in favore di progetti di eventi e manifestazioni culturali proposti dalle istituzioni culturali di rilevanza nazionale finanziati con utili Arcus sono stati deliberati e stanno facendo il loro iter.

La nota più dolente riguarda la tabella Miur 2014-2016, (sì, confermo, 2014): non è ancora uscita dal Ministero e non è ancora andata al prescritto parere delle commissioni parlamentari.

D’accordo con i ministeri interessati dovremmo trovare una modalità organizzativa condivisa per superare la complicazione e le lentezze burocratiche delle procedure e per proteggere lo svolgimento dei bandi da eventi, come le dimissioni dei   commissari, che di fatto li ritardano nonché forme di immediata anticipazione di almeno parte dei contributi concessi.

Per quanto attiene ai criteri, quelli relativi alla tabella Mibact 2015-2017 sono rimasti gli stessi anche se ci si era proposti di cambiarli. E’ cosa veramente importante e urgente: siamo a disposizione- se lo si vorrà- per un dialogo su queste materie per criteri efficienti e trasparenti.

Dal 1992 al 2012 i contributi Mibact alle istituzioni culturali si sono dimezzati. Da più di undici milioni equivalenti euro, si è passati a cinque milioni e quattrocentotrenta mila. Un taglio drammatico.

La tabella per gli anni anno 2012 – 2014   si è tenuta quindi stabile sui 5.430.000,00 euro circa

Dall’anno 2015 (tabella 2015-2017) lo stanziamento è di   € 5.685.000,00.

Finalmente questa tendenza alla diminuzione si è fermata. Diamo volentieri atto al Ministro Dario Franceschini di avere, sia pure per un piccolissimo ammontare, invertito la tendenza.

Il problema è che il ritmo della corresponsione dei contributi stessi e l’impossibilità di fare affidamento su tempi certi impedisce qualsiasi programmazione dell’attività e ci strangola oggettivamente. Infatti, fino a che non arriva un’assegnazione ufficiale, le banche non possono evidentemente concedere anticipazioni.

Quanto ai contributi delle Regioni, ci piacerebbe arrivare d’accordo con il loro comitato ad anagrafi regionali, propedeutiche ad una vera e propria anagrafe nazionale, con griglie di criteri precisi e trasparenti.

 

La strategia per gli istituti e le fondazioni culturali

Nelle difficoltà di una situazione del genere, abbiamo indicato l’anno scorso a Torino tre direttrici di potenziamento e di rinnovamento:

–         1. La messa in rete degli istituti e delle fondazioni e della loro attività

–         2. L’europeizzazione e l’internazionalizzazione

–         3. L’incentivo al finanziamento privato

1. La messa in rete degli istituti e delle loro attività

È quanto andiamo facendo anche rendendo annuali questo tipo di riunioni. Il fatto che dopo Torino 2014, si sia già a Conversano 2015 e si progetti una Firenze 2016 sta a significare che si è affermato uno spirito associativo di tutto rispetto.

Abbiamo un sito a disposizione delle fondazioni e degli istituti: www.aici.it. Ne dovrebbe scaturire la possibilità di avere una visione periodica delle attività che le nostre fondazioni stanno svolgendo, cioè della mole complessiva di lavoro culturale che viene organizzato in Italia da Istituti e Fondazioni come le nostre.

Se abbiamo un consenso operativo in questa direzione ne potrebbe scaturire qualcosa di fecondo culturalmente. Questo significa rendere completi i link, attivare se possibile, collaborazioni con gli istituti universitari che possono essere interessati a compiere analisi sulle nostre attività ed altre iniziative dello stesso genere.

C’è una linea di assoluto rispetto verso l’autonomia e le personalità delle varie fondazioni che dobbiamo tenere, ma una sorta di calendario globale potrebbe non solo essere utile, ma uno strumento che definirei necessario.

 

2. L’europeizzazione e l’internazionalizzazione

Qui c’è da segnalare un fatto concreto, cui non a caso dedicheremo la sessione successiva dei nostri lavori, illustrato dai protagonisti di questo impegno.

Come Aici abbiamo stimolato i nostri soci potenzialmente interessati a partecipare all’elaborazione di un progetto europeo: si è così risposto al bando di Horizon 2020, e alla call REFLECTIVE-5-2015: The cultural heritage of I world war in contemporary Europe – L’eredità culturale della prima guerra mondiale nell’Europa contemporanea –  dal titolo significativo: Staying behind the trenches – bridging the borders.- (Vivere dietro le trincee- creare ponti attraverso  i confini). Un tema che ci proietta sulle origini dell’iniziativa europea e potenzialmente sulla sua validità attuale.

Ben 17 dei nostri istituti associati, con il coordinamento di Andrea Ciampani, hanno partecipato alla nostra iniziativa, insieme ad altre dieci istituzioni europee.  Ringrazio Romano Ugolini che con l’Istituto di Storia del Risorgimento si è assunto la titolarità del progetto. Se il progetto riceverà l’approvazione e il finanziamento sarà un risultato significativo, un segnale di cambiamento. È nota infatti – purtroppo- la debolezza propositiva italiana. In ogni caso, comunque vada, avrà costituito un training efficace e ci consentirà eventualmente di riprovarci.

A sostegno del progetto italiano, l’Aici ha stipulato una convenzione con la struttura di missione per gli anniversari di interesse nazionale della presidenza del consiglio dei ministri.

 

3. L’incentivo al finanziamento privato

Il contributo dei privati sarebbe quindi veramente decisivo. Solo che non è sufficientemente incentivato.

L’Art bonus, provvedimento benemerito, di cui occorre migliorare l’attuazione concreta, non riguarda le Fondazioni e gli Istituti privati.  Pare che l’Art bonus abbia reso per ora solo 24 milioni di euro. Molto meno di quello che ci si aspettava e quindi anche meno preoccupazioni per il Ministero dell’economia. Quindi si potrebbe allargarlo anche agli istituti e le fondazioni culturali.

Certamente le fondazioni e gli istituti hanno dei soci, ma per le loro quote non vi sono sconti fiscali.

Gli sconti esistenti per gli istituti possono riguardare erogazioni liberali da imprese: (art. 100 co 2 lett. m TUIR), deducibili nel limite complessivo del 2% del reddito d’impresa-

Vi è possibilità teorica anche per le sponsorizzazioni, ma con molti limiti. È da condividere il documento finale dei giovani commercialisti (Ungdec) secondo i quali le sponsorizzazioni dovrebbero essere riconosciute tra le spese di pubblicità e non tra quelle di rappresentanza.

Interessante potrebbe essere una maggior precisazione del 5 per mille.

In sede di dichiarazione dei redditi, si può destinare il 5 per mille dell’Irpef a   favore del finanziamento di associazioni di volontariato e non lucrative di utilità sociale, associazioni e fondazioni di promozione sociale, enti di ricerca scientifica, universitaria e sanitaria, comuni e associazioni sportive dilettantistiche e delle attività di tutela, promozione e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici.

A questo proposito va segnalato che sta emergendo ora un problema veramente increscioso. E cioè che dei Caf avrebbero di fatto assegnato questo cinque per mille a destinazioni diverse da quelle indicati dai cittadini o che avrebbero proceduto ad assegnazioni automatiche a organizzazioni loro vicine in caso di non espressione.

E’ l’occasione buona per mettere ordine in questa vicenda e ragionare su come aprire la strada agli istituti e le fondazioni culturali con adeguata pubblicità.

Abbiamo partecipato al recentissimo convegno della Ungdec e abbiamo registrato la disponibilità ad un lavoro comune con l’Aici su questa materia, che ci sembra particolarmente importante.

 

Le riviste culturali

Molte fondazioni o istituzioni sono dotate di riviste e molte di esse sono liberamente associate al Coordinamento Riviste Italiane di Cultura (Cric) www.cric-rivisteculturali.it

Il Cric organizza il banco collettivo delle riviste italiane ed un evento culturale al Salon de la Revue che si apre domani, 9 ottobre a Parigi allo Espace des Blancs-Manteaux  e che rimane aperto fino all’11 ottobre.

Le riviste di cultura che lo hanno ritenuto opportuno sono presenti anche qui a Conversano. Anche in questo caso le note sono dolenti. I contributi alle riviste di alto valore culturale sono diminuiti fino a cessare per essere poi ripristinati anche se in misura molto ridotta. Da notizie attinte al Ministero, pare che la commissione competente stia concludendo l’esame dei contributi per le riviste pubblicate nel 2013 (stanziamento 2014).

È noto che, a differenza del suo omologo francese, il Centro del Libro e della Lettura italiano si disinteressa programmaticamente delle riviste.

Su questo, veramente il Ministero potrebbe dare un segnale importante di attenzione, convocando un tavolo a tre, magari estendendolo ad altri soggetti o associazioni interessate alla diffusione delle riviste.

La cultura si mangia!

Visto che l’Expo di Milano in svolgimento quest’anno è dedicata a “Sfamare il Pianeta” vogliamo proprio dire: La cultura si mangia. Ed ha un buon sapore!

È la nostra conclusione. E l’abbiamo dimostrato. Ma crediamo che le fondazioni e le istituzioni culturali debbano chiedere ed accettare di essere giudicate per quello che valgono, cioè proprio in termini di valore-cultura.

Sono ormai disponibili criteri di quello che viene chiamato VAC – Valore Aggiunto Culturale. L’ha introdotto un economista come Stefano Zamagni, e l’ha sviluppato a proposito del museo, Irene Sanesi, responsabile di uno dei nostri soci, il Datini di Prato. I cinque indicatori del VAC (reputazione, fattore di impatto culturale, varietà delle proposte culturali, effetto moltiplicatore sullo sviluppo locale, efficacia ed efficienza dei prodotti generati) possono essere adattati ed interpretati anche a proposito delle Fondazioni e degli istituti Culturali.

Sono parametri qualitativi e/o quali- quantitativi.

Ma sono linee di riflessione efficace, che possono essere integrate/qualificate con la capacità di attivare relazioni europee ed internazionali.

All’insegna dell’impegno, della trasparenza e del rinnovamento.

Devono essere le nostre parole d’ordine.

E sotto l’insegna di queste vogliamo porre i nostri lavori.



[1] U. Eco, La bustina di Minerva, L’Espresso, 29 Maggio 2015.

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